Guglielmo Della Porta

il monumento di papa Paolo III Farnese
La scuola secondaria di primo grado di Porlezza è intitolata a Guglielmo della Porta.
Figlio dello scultore Cristoforo e di Caterina, inizia la sua formazione artistica sotto la guida dello zio Giovanni Giacomo che lo porta con sé sul cantiere del Duomo di Milanoassegnandoli opere di scultura e il compito di ritrarre le opere di Leonardo da Vinci fino al 1530 circa. In seguito accompagna lo zio a Genova dove perfeziona il disegno sotto la guida del pittore Perin del Vaga che lo associa nei lavori per Palazzo Doria; collabora con lo zio alle sedici statue di profeti nei plinti del ciborio della cappella di San Giovanni Battista nella cattedrale di San Lorenzo; esegue anche il gruppo di Ercole ed Anteo per il portale del Palazzo Carrega (oggi Camera di Commercio) e collabora con Lucio Romano nella lavorazione degli stucchi del Palazzo Doria Pamphili in via San Benedetto.
Dopo varie opere minori (due angeli di marmo per la Compagnia di San Giovanni, due ritratti di marmo al vescovo di Servega, un Mosè di grandezza naturale posto nella cattedrale di San Lorenzo, una Cerere per la casa di Ansaldo Grimali, una statua di Santa Caterina d'Alessandria, conservata all'Accademia Ligustica, ed infine le Tre Grazie con quattro putti marmorei, mandati in Fiandra al gran scudiero dell'imperatore Carlo V assieme ad un'altra grande Cerere) realizza opere scultoree sia per le chiese che per le famiglie patrizie fino al 1546. Nel Museo di Sant'Agostino a Genova si conserva la sua statua del Davide vincitore. In piazza Sarzano nel 1536 in collaborazione con lo zio Giovanni Giacomo scolpisce il busto di Gianobifronte per la fontana pubblica. Nella navata sinistra della cattedrale di San Lorenzo di Genova nella cappella voluta dal vescovo Giuliano Cybo scolpisce le statue del Mosè, di San Giovanni Battista, di San Paolo e del Redentore, poste nelle nicchie accanto all'altare del 1530 di Domenico da Carona.
Nel medesimo anno decide di recarsi a Roma ove entra in contatto con Sebastiano Luciani, detto del Piombo; questi lo raccomanda al grande Michelangelo Buonarroti che subito ne individua le spiccate doti e l'appassionata dedizione all'arte scultorea, tanto da nutrire verso il discepolo una vera predilezione. Le prime notizie sulla sua presenza a Roma sono del 19 aprile 1546 quando riceve 20 scudi per avere eseguito il busto di Antonino Pio per Castel Sant'Angelo.
Coinvolto da Michelangelo nei restauri dei palazzi Farnese, fornisce un'eccellente prova delle sue capacità fino al punto di ottenere di essere presentato al papa. Quando nel 1547 Sebastiano del Piombo muore, egli ne eredita l'importante funzione all'Ufficio del piombo, quello dove si consegnavano le bolle papali per l'apposizione dei sigilli plumbei; e mantenne questa carica per ben trent'anni. Nello stesso periodo riceve l’incarico di realizzare il monumento di papa Paolo III Farnese (immagine in basso), posto nella Basilica di San Pietro: il suo capolavoro, iniziato nel 1555 e terminato nel 1575: le quattro grandi statue che mostrano l'influsso dell'arte michelangiolesca raffigurano le virtù e le qualità del pontificato di Paolo III: la Prudenza, la Giustizia, l'Abbondanza e la Pace. Solo le prime due stanno nella basilica di San Pietro, mentre le ultime due sono poste sopra un camino di Palazzo Farnese, poiché, a detta del Vasari, « lasciavano a desiderare in castigatezza ». Lo storico Annibal Caro descrive la statua della Giustizia in una lettera al cardinale Alessandro Farnese: « Il frate ha già condotto una statua assai bene oltre con maraviglia di tutti che la veggano perché non lavora a bozze come gli altri ma va scoprendo le membra finite di sorta che pare una donna ignuda che esca dalla neve ». Il Merzario, commentando la produzione complessiva del porlezzese, afferma che « non v'ha dubbio che il merito dell'opera pone Fra Guglielmo fra i primari artisti del San Pietro ».
Nelle nicchie fra i pilastri del primo grande arco della basilica di San Pietro sono collocati suoi quattro grandi profeti. Nella basilica di Santa Maria Maggiore, in una cappella fatta erigere dal cardinale Paolo Emilio Cesi d'Acquasparta, edifica le urne cinerarie dei cardinali Paolo e Federico Cesi, mentre in Santa Maria del Popolo realizza la tomba in marmo di Bernardino Anglone Helvino (già tesoriere di Paolo III), e in Sant'Andrea della Valle scolpisce due mirabili bassorilievi in porfido raffiguranti i genitori di Urbano VIII Barberini. Bella opera scultorea è pure il suo Busto di Paolo III conservato al Museo di Capodimonte.
Dal suo testamento che reca la data 4 luglio 1558, si evince che aveva una sorella chiamata Marta, fosse padre di Fidia, Lisippo, Mirone e Teodoro, e proprietario di beni a Luggino, nella frazione di Tavordo, appartenente al Comune di Porlezza. Durante uno dei suoi sporadici rientri a Porlezza, nella sua proprietà progetta e realizza un oratorio originariamente dedicato ai Santi Pietro e Paolo e nel 1653 a San Carlo Borromeo, come recita in facciata una lapide che ricorda il nome del fondatore.
Fonte: wikipedia.it
da un'idea del Dott.G.Gervasini
Figlio dello scultore Cristoforo e di Caterina, inizia la sua formazione artistica sotto la guida dello zio Giovanni Giacomo che lo porta con sé sul cantiere del Duomo di Milanoassegnandoli opere di scultura e il compito di ritrarre le opere di Leonardo da Vinci fino al 1530 circa. In seguito accompagna lo zio a Genova dove perfeziona il disegno sotto la guida del pittore Perin del Vaga che lo associa nei lavori per Palazzo Doria; collabora con lo zio alle sedici statue di profeti nei plinti del ciborio della cappella di San Giovanni Battista nella cattedrale di San Lorenzo; esegue anche il gruppo di Ercole ed Anteo per il portale del Palazzo Carrega (oggi Camera di Commercio) e collabora con Lucio Romano nella lavorazione degli stucchi del Palazzo Doria Pamphili in via San Benedetto.
Dopo varie opere minori (due angeli di marmo per la Compagnia di San Giovanni, due ritratti di marmo al vescovo di Servega, un Mosè di grandezza naturale posto nella cattedrale di San Lorenzo, una Cerere per la casa di Ansaldo Grimali, una statua di Santa Caterina d'Alessandria, conservata all'Accademia Ligustica, ed infine le Tre Grazie con quattro putti marmorei, mandati in Fiandra al gran scudiero dell'imperatore Carlo V assieme ad un'altra grande Cerere) realizza opere scultoree sia per le chiese che per le famiglie patrizie fino al 1546. Nel Museo di Sant'Agostino a Genova si conserva la sua statua del Davide vincitore. In piazza Sarzano nel 1536 in collaborazione con lo zio Giovanni Giacomo scolpisce il busto di Gianobifronte per la fontana pubblica. Nella navata sinistra della cattedrale di San Lorenzo di Genova nella cappella voluta dal vescovo Giuliano Cybo scolpisce le statue del Mosè, di San Giovanni Battista, di San Paolo e del Redentore, poste nelle nicchie accanto all'altare del 1530 di Domenico da Carona.
Nel medesimo anno decide di recarsi a Roma ove entra in contatto con Sebastiano Luciani, detto del Piombo; questi lo raccomanda al grande Michelangelo Buonarroti che subito ne individua le spiccate doti e l'appassionata dedizione all'arte scultorea, tanto da nutrire verso il discepolo una vera predilezione. Le prime notizie sulla sua presenza a Roma sono del 19 aprile 1546 quando riceve 20 scudi per avere eseguito il busto di Antonino Pio per Castel Sant'Angelo.
Coinvolto da Michelangelo nei restauri dei palazzi Farnese, fornisce un'eccellente prova delle sue capacità fino al punto di ottenere di essere presentato al papa. Quando nel 1547 Sebastiano del Piombo muore, egli ne eredita l'importante funzione all'Ufficio del piombo, quello dove si consegnavano le bolle papali per l'apposizione dei sigilli plumbei; e mantenne questa carica per ben trent'anni. Nello stesso periodo riceve l’incarico di realizzare il monumento di papa Paolo III Farnese (immagine in basso), posto nella Basilica di San Pietro: il suo capolavoro, iniziato nel 1555 e terminato nel 1575: le quattro grandi statue che mostrano l'influsso dell'arte michelangiolesca raffigurano le virtù e le qualità del pontificato di Paolo III: la Prudenza, la Giustizia, l'Abbondanza e la Pace. Solo le prime due stanno nella basilica di San Pietro, mentre le ultime due sono poste sopra un camino di Palazzo Farnese, poiché, a detta del Vasari, « lasciavano a desiderare in castigatezza ». Lo storico Annibal Caro descrive la statua della Giustizia in una lettera al cardinale Alessandro Farnese: « Il frate ha già condotto una statua assai bene oltre con maraviglia di tutti che la veggano perché non lavora a bozze come gli altri ma va scoprendo le membra finite di sorta che pare una donna ignuda che esca dalla neve ». Il Merzario, commentando la produzione complessiva del porlezzese, afferma che « non v'ha dubbio che il merito dell'opera pone Fra Guglielmo fra i primari artisti del San Pietro ».
Nelle nicchie fra i pilastri del primo grande arco della basilica di San Pietro sono collocati suoi quattro grandi profeti. Nella basilica di Santa Maria Maggiore, in una cappella fatta erigere dal cardinale Paolo Emilio Cesi d'Acquasparta, edifica le urne cinerarie dei cardinali Paolo e Federico Cesi, mentre in Santa Maria del Popolo realizza la tomba in marmo di Bernardino Anglone Helvino (già tesoriere di Paolo III), e in Sant'Andrea della Valle scolpisce due mirabili bassorilievi in porfido raffiguranti i genitori di Urbano VIII Barberini. Bella opera scultorea è pure il suo Busto di Paolo III conservato al Museo di Capodimonte.
Dal suo testamento che reca la data 4 luglio 1558, si evince che aveva una sorella chiamata Marta, fosse padre di Fidia, Lisippo, Mirone e Teodoro, e proprietario di beni a Luggino, nella frazione di Tavordo, appartenente al Comune di Porlezza. Durante uno dei suoi sporadici rientri a Porlezza, nella sua proprietà progetta e realizza un oratorio originariamente dedicato ai Santi Pietro e Paolo e nel 1653 a San Carlo Borromeo, come recita in facciata una lapide che ricorda il nome del fondatore.
Fonte: wikipedia.it
da un'idea del Dott.G.Gervasini